Dal Corriere delle Alpi del 30.12.09 (Alessia Forzin)

«Il progetto del wifi in centro storico non esiste, e così com’è pensato difficilmente potrebbe funzionare». L’assessore comunale Marco Da Rin Zanco non è solito polemizzare, ma stavolta non ha potuto trattenersi. La delega ai servizi informatici, all’interno della giunta, è sua, ma a lavorare sul progetto del wifi è stato un altro assessore, Luciano Reolon. Anche se non è questo che disturba, ma il fatto che, di questo progetto, non se ne sapesse nulla. «Gli uffici dei servizi informatici sono al lavoro da tempo per studiare un sistema wireless per il centro storico», precisa Da Rin. «Spiace che adesso sia saltato fuori un progetto nuovo, di cui, per altro, Reolon non ha mai parlato». Per lo meno fino a giovedì, vigilia di Natale, quando ha chiesto agli uffici informatici se era possibile attaccare un’antennina a un punto rete del Comune, per approntare il servizio. Una cosa molto pericolosa, visto che basta un minimo di competenze informatiche per poter entrare nel sistema, e avere accesso a tutto ciò che contiene, dagli atti all’anagrafe ai tributi. L’autorizzazione da parte degli uffici è stata dunque negata. Da Rin, però , ha dei sassolini nelle scarpe da togliersi, e inizia smentendo l’esistenza del progetto di Reolon: «Non esiste nessun atto che ne parli», spiega. «Se non ci sono atti ufficiali allora il progetto non esiste. E se non ci sono atti non c’è un impegno di spesa. E poi, dove vogliamo andare con mille euro di impianto?». La tecnologia dell’internet senza fili, infatti, non è così economica come poteva sembrare: «Il progetto attualmente più avanzato che c’è in Italia è quello di Roma. 15 mila euro per ogni punto di accesso wireless», continua Da Rin. «Ed è anche un progetto economico…». Tutte le notizie in merito al progetto di Reolon, Da Rin le ha apprese dalla stampa locale, non avendo visto nessuna carta o atto che lo descriva, e si chiede dunque «come sia stata scelta la ditta che dovrebbe approntare il servizio. E’ stata fatta una gara? Sono state raccolte le offerte?». Senza contare che un wireless, così come l’ha pensato Reolon, non potrebbe mai funzionare: «Innanzitutto c’è un problema di banda. Serviranno abbonamenti dedicati, e non è pensabile che arrivi fino in biblioteca senza collocare un’antenna sull’edificio. Il wireless non funziona al coperto, a meno che l’immobile dentro il quale lo si vuole portare non sia dotato di un’antenna». Smentita anche la motivazione più nobile, quella del possibile uso del wifi come protezione civile, in caso di calamità: «Anche il wireless necessita di essere attaccato alla linea telefonica, quindi se venisse un terremoto dubito che rimarrebbe funzionante. Anzi, credo che l’unica cosa che funzionerebbe sarebbero comunque i telefonini». Infine c’è il decreto Pisanu, che obbliga a chiedere l’autorizzazione alla Questura prima di installare un impianto simile. Da Rin, insomma, dubita che nel giro di qualche giorno possa essere attivata una sperimentazione wifi in centro a Belluno. «Quando arriverà in giunta un progetto valido allora lo appoggerò a spada tratta, perché ritengo che questo servizio sia molto importante». E lo dimostra annunciando che a gennaio lui e l’assessore Da Re andranno «a premere in Regione affinché vengano inserite nei piani di copertura Adsl le zone del comune che ne sono sprovviste, come Levego».

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