In questi giorni ho avuto una bella opportunità dalla rivista online atlantico.fr: tornare ad occuparmi di politica internazionale, mia grande passione e materia di laurea.
Al centro dell’intervista del bravo Charles Rassaert i rapporti tra il centro-destra e la destra francese nell’era post-Sarkosy e un parallelo tra la realtà francese e quella italiana negli ultimi vent’anni. In questa pagina trovate le mie risposte in italiano, ma per chi conosce il francese consiglio di leggere l’intervista integrale, dove insieme al mio trovano posto gli interventi ben più autorevoli di Stefan Seidendorf e Juan Pedro Quiñonero.
Clicca qui per leggere l’intervista integrale in francese
In Francia, Nathalie Kosciusko Morizet ha paragonato la campagna di Sarkozy e la linea Buisson ad un ritorno all’Azione Francese di Maurras. Da italiano, hai avuto la stessa sensazione?
NKM può rappresentare il futuro della destra francese ed è normale che cerchi di andare oltre all’era Sarkosy anche con espressioni un po’ forti. La verità è che l’Azione Francese rappresenta un passato che speriamo non ritorni. Volendo analizzare lo scenario in maniera più ampia, è però vero che l’Europa di oggi assomiglia per certi versi all’europa di allora, dove un periodo di benessere come la belle époque lasciava spazio una fase di crisi prima politica (la prima guerra mondiale) e poi economica (la crisi del 29). Oggi come allora le posizioni più estremiste fanno presa tra la popolazione perchè sembrano offrire risposte più semplici e concrete ai problemi quotidiani delle forze “moderate”.
La destra francese è più a destra della destra italiana?
Non sono un appassionato di geometria e credo che la semplificazione politica di destra e sinistra oggi lasci un po’ il tempo che trovi. Credo piuttosto che i cittadini vedendo il malfunzionamento del sistema attuale, basato sull’economia globale di mercato, siano pronti in Francia come in Italia a considerare le “proposte alternative”, tappandosi il naso di fronte a valutazioni estremiste pur di manifestare il loro disagio. Su questo la destra francese è stata più brava alla destra italiana perchè ha saputo rappresentare l’alternativa ad un presidente già di per se di centro-destra, mentre in Italia la crisi di Berlusconi ha trascinato a fondo alleati ed ex alleati (Lega Nord, PDL, Gianfranco Fini) e l’alternativa viene lasciata ad altre forze, come il movimento 5 stelle di Beppe Grillo.
L’avvicinamento della destra francese con un partito populista come il Fronte Nazionale è un’evoluzione logica? Quasi tutti i partiti di destra europei sembrano evolvere nello stesso senso…
Nei momenti di difficoltà e di crisi nelle persone aumenta la necessità di aggrapparsi ad elementi identitari, a delle certezze che rappresentino per loro la bussola. Questi elementi identitari sono sempre più netti e chiari negli estremismi, politici o religiosi. Quindi è normale che di fronte alla crisi economica mondiale un elettore di per se di destra si sposti, e quindi spinga il suo partito a spostarsi, verso l’accentuazione dei legami come quello famigliare, etnico o nazionalista.
In Italia la destra tradizionale ha ormai un legame pluriennale con la Lega Nord. Si può paragonare la Lega con il Front National?
Per alcuni versi si, anche se la Lega, oltre a rappresentare istanze molto simili al Front National, si è contraddistinta per tentare di dare risposta alla “questione settentrionale” (cioè ad un Nord Italia molto più ricco del sud) e al fenomeno della corruzione, un problema il cui valore è stimato in 60 miliardi di euro e che è sintetizzato dallo slogan “Roma Ladrona”. Oggi la Lega è in seria crisi perchè il suo tentativo di dare risposte al nord del paese è fallito e contemporaneamente è stata investita da numerosi scandali sulla gestione dei fondi pubblici, trandendo la promessa di essere superiore sotto il profilo morale agli altri partiti
Quando Silvio Berlusconi ha stretto questa alleanza negli anni ’90 è stato accusato di un ritorno al fascismo?
All’inzio anni ’90 non era ben chiara la posizione politica della Lega Nord, che non voleva essere ne di destra ne di sinistra, ma solo regionale. Le critiche a Silvio Berlusconi arrivarono invece per l’alleanza con Gianfranco Fini, il cui partito nasceva dalle ceneri dell’MSI, a sua volta diretto successore del partito fascista. Da questo punto di vista Berlusconi fu accusato di sdoganare i neo-fascisti, che alla fine arriveranno anche ad entrare nel EPP a Bruxelles. Per onestà intellettuale bisogna dire che le posizioni di estrema destra di Alleanza Nazionale (questo il nome del partito di Fini) si sono via via sempre più sfumate fino a rendere lo stesso Fini un antagonista di Berlusconi.
Silvio Berlusconi non ha esitato a prendere delle posizioni molto conservatrici in particolare in ambito di immigrazione. La sua politica nei confronti dei Rom è stata molto criticata. Possiamo dire quindi che Sarkozy è il Berlusconi francese?
Come spesso accade in politica dobbiamo distinguere le parole dai fatti. Se dal punto di vista delle dichiarazioni Berlusconi è intervenuto duramente sull’immigrazione, i fatti poi sono stati pochi rispetto alla particolarità della situazione Italiana, che vede il paese porta dell’Europa sia verso l’africa che verso i paesi dell’Est. Il problema dell’immigrazione è quindi reale e le risposte di Berlusconi sono state poco convincenti o addirittura dannose, pensando ad esempio agli accordi con il leader libico Ghedaffi che hanno intaccato l’immagine internazionale del paese.
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