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L’agricoltura di montagna non ha bisogno di spot con gli yak, né di manovre scellerate per essere incentivata: c’è bisogno di concretezza e sostegno ai produttori del settore lattiero caseario. A sostenerlo i candidati Udc alle prossime regionali, Fulvio De Pasqual e Vittorino Manfoi.

Se nel 1951 erano 35.000 gli operatori bellunesi attivi nel settore, nel 1971 si è passati sotto i 10.000 e con l’arrivo del nuovo secolo a meno di 5.000, secondo dati dei censimenti Istat. «L’industria nel nostro territorio ha portato via tante braccia alla terra e oggi che il settore secondario è in crisi, il primario torna ad attirare l’attenzione dei più giovani sostiene Vittorino Manfroi – ma il settore non lascia margini economici sufficienti e lo slancio rischia di rimanere tale». Serve una filiera più corta tra produttore e consumatore, nuovi sistemi che permettano a chi coltiva o alleva, soprattutto in territori difficili, come la montagna, di avere un ritorno economico vero.

«L’agricoltura è chiamata settore primario, non a caso e da qui può ripartire l’economia» dice De Pasqual. In provincia, in particolare, il lattiero caseario rappresenta anche un modo per mantenere la residenzialità nel territorio e una risorsa per il turismo. Nell’export italiano è l’unico settore in crescita per quantità, ma ancora c’è molto da lavorare sul valore. «Il lattiero caseario può diventare il cuore dell’agricoltura in provincia, ma vanno sostenuti e riconosciuti i sacrifici dei tanti allevatori locali, pagando loro i prodotti ad un prezzo consono e alleggerendo la filiera» ha concluso De Pasqual.

Dal Corriere delle Alpi del 20/02/2010 a pag.34

Non è il federalismo la risposta alla richiesta di autonomia della montagna, e di Belluno. Checché ne dica il ministro Zaia, serve ben altro.

Nel suo intervento sulle colonne di questo giornale, il ministro ha dato una risposta debole quando ha dichiarato che il federalismo fiscale risolve ogni problema. Non basta invece.

Trattenere una maggior quota di risorse al territorio è cosa giusta, e sarà utile ad ogni amministrazione locale. Ma la specialità della montagna chiede specialità anche nelle strategie a tutela del territorio.

Per quasi dici anni, in Regione, la Commissione Statuto ha riconosciuto, su proposta di tutte le forze politiche, che la specificità della montagna consiste nell’insieme di svantaggi complessivi che richiedono l’autonomia fiscale, sì, ma anche istituzionale, regolamentare e finanziaria.

Al ministro Zaia – non certo ai lettori di questo giornale – conviene forse spiegare con qualche esempio questa ineludibile specificità della montagna.

Basta pensare ai servizi primari, come la scuola o la sanità, che sul territorio nazionale hanno standard applicativi difficilmente realizzabili in montagna. L’ultima riforma scolastica prevede che le classi debbano avere non meno di 25 alunni: ma i dati dell’ufficio scolastico provinciale di Belluno per l’anno scolastico 2009/2010 ci dicono che oltre il 20 % delle classi ha meno alunni rispetto a quanto previsto. E sarebbe, quindi, a rischio.

Anche per quanto riguarda gli ospedali, gli standard normativi finalizzati alla razionalizzazione della rete ospedaliera possono essere applicati in pianura, ma appaiono di difficile raggiungimento nelle zone montane, dove occorre garantire strutture e accessibilità delle stesse, in deroga ai regolamenti.

In montagna, la medicina di territorio ha bisogno di ambulatori diffusi, i trasporti pubblici hanno costi maggiori, i Comuni hanno bisogno di risorse differenziate e supplementari per la manutenzione delle strade, il contrasto delle frane, l’apertura delle farmacie, dei negozi e degli stessi bar.

E ci vogliono poteri speciali anche per assicurare al territorio compensazioni economiche per lo sfruttamento, per la produzione alimentare ed energetica, della risorsa acqua, una delle poche della montagna.

Tutta la vita economica e sociale in montagna ha bisogno di regole e parametri propri.

Per questo la montagna chiede autonomia. Per questo andrebbe addirittura assegnata la specialità a tutta la “grande comunità montana” che comprende la provincia di Belluno ma anche le zone montuose delle province di Verona, Vicenza e Treviso.